Previsioni meteo a Torino

sabato 26 dicembre 2009

Sistemare il microfono

E dopo essere impazzito per un po' di tempo con questa stramaledetta scheda audio, ecco che è venuto il momento in cui mia sorella mi ha chiesto come mai il microfono per registrare i suoni non andava più.
In effetti, anche se alsamixer lo vedeva, con il volume alto e non muto, non c'era alcun sistema per usarlo (mia sorella usa audacity per registrare).

Ho cercato informazioni online, ma non ho trovato nulla di decente o di valido, per cui ho agito diversamente, secondo le informazioni che ho trovato
In primo luogo, ho eliminato del tutto pulseaudio con un
sudo apt-get --purge remove pulseaudio
A dir la verità, visto che stavo cercando dei pacchetti con Synaptic, ho agito da qui: cercato pulseaudio e rimosso completamente tutto quello che ho trovato installato (tranne ovviamente quello che cercava di eliminarmi direttamente tutto quanto).

Una volta levato dai piedi questo, ho ripristinato per l'ennesima volta i driver ALSA secondo quanto indicato al post precedente, anche se non era realmente necessario dato che la scheda audio si è automaticamente impostata su ALSA (come ho visto col doppio clic sull'icona dell'altoparlante), poi ho avviato alsamixer e aperto il microfono, avvio audacity e le passo il microfono, lei dice una frase qualsiasi e vedo le tracce sonore, quindi il suono viene captato. Inoltre riascoltando, si sente perfettamente la frase pronunciata, quindi pare tutto a posto!

Cedo il posto e, effettivamente, mia sorella ricomincia tranquillamente a fare i suoi esperimenti di registrazione senza più nessun problema.
Inoltre, mi sembra che non ci siano nemmeno più i problemi indicati nel post precedente... possibile che pulseaudio non fosse compatibile con quella scheda audio?

NOTA: ovviamente lei usa Ubuntu 8.04 Hardy Heron, non so se nelle versioni più recenti di Ubuntu sia possibile fare ciò... e questo mi fa preoccupare per quando sarà il momento di sostituirle l'airone con la lince...

Amore sotto l'abete

La prima neve cade leggera e delicata, solo una spolverata, appena un accenno per annunciare l'approssimarsi dell'inverno, mentre in lontananza le montagne blu mostrano i loro picchi innevati: su di esse la neve cade ormai da tempo e l'aria è fresca e pungente.
Per le strade sagome incappottate vagano nelle direzioni più disparate, solo raramente alcune di esse si fermano a parlare.
Solo i bambini sono allegri e giocano insieme senza problemi, per loro il mondo è ancora tutto da scoprire e magico in ogni suo aspetto. Ed in questo periodo mostra un altro suo lato magico: le strade si rinnovano e si vestono di ardite opere artistiche fatte di luci, che portano le stelle sulla terra a tenere compagnia agli addobbi dei negozi e ai vari Babbo Natale che circolano per le strade, il tutto preannuncia l'approssimarsi del Natale.
La festa porta al ricordo di tempi antichi, quando il Natale è nato, quando in una umile mangiatoia fu deposto Colui che avrebbe redento l'uomo dai peccati e cui si collega il miracolo della nascita e quindi della continuità della vita, simboleggiata anche dall'abete che non muore e conserva le sue foglie per tutto d'inverno, simbolo per eccellenza in molte popolazioni della continuità della vita.
A tenere compagnia al verde abete, e ad aggiungere una nota di colore alla stagione, vi è la Stella di Natale, donata a Gesù da un povero bambino.
La città mutata diventa viva e questa nuova energia pervade l'aria e penetra dai pori della pelle dando nuova gioia alle persone, gioia di vivere e di fare e di essere più buoni. Si ha voglia di stare insieme.

Un'associazione di giovani appassionati di teatro organizza una rappresentazione per il Natale. Il vecchio teatro comunale si rianima e ritorna agli antichi splendori. Il velluto verde smeraldo delle poltrone riappare da sotto la polvere di anni di inutilizzo, il pavimento in mattonelle a mosaico risplende in tutta la sua bellezza, dopo una buona lucidata, e il tavolato di legno del palco mostra tutta la sua splendida venatura.
Si sceglie la rappresentazione e, dopo aver esaminato molte opere di nomi famosi, si opta per l'opera di uno di loro. Vengono modificate opportunamente le vecchie scenografie del teatro e si assegnano le parti.
Iniziano le prove, ognuno ha il suo ruolo e le sue battute e ognuno da vita al suo personaggio con passione.
Ogni pomeriggio sul tardi i membri danno vita alla rappresentazione, rendendo viva la finzione dove i sentimenti si intrecciano e si fondono e si separano per poi riunirsi nuovamente.
Il testo narra la storia di un giovane che si ritrova a dirigere la ditta di famiglia col padre.
Egli si immerge nel lavoro anima e corpo arrivando a pensare anche alla vita come a un lavoro, da cui trarre utili, e se una cosa non è conveniente non ha importanza per lui.
La cosa preoccupa i genitori e gli amici che lo vedono distaccarsi sempre più da loro. Decidono così di tentare un trucco per far ritornare il giovane quello che era.
Uno di loro ha letto di recente “Canto di Natale” e la parte dei tre spiriti gli dà l'idea e, d'accordo con i genitori del giovane, allestiscono la commedia.
La rappresentazione inizia.
Prima il fantasma dei Natali passati: avvolto in una leggera nebbia rivede i Natali della sua infanzia, e i filmini di famiglia danno il tocco finale al primo atto.
Una fumata colorata e il primo fantasma sparisce e un penetrante profumo fa addormentare il giovane. Uno scossone lo ridesta e davanti a lui si trova il fantasma del Natale presente, dove gli fanno vedere che il suo atteggiamento lo ha isolato da amici e parenti: lui il Natale non lo festeggia perché non è economicamente conveniente; la casa dove vive con i suoi genitori non ha l'abito della festa, non c'è l'albero né il presepe né i doni per i suoi genitori.
La sera della festa non c'è festa i suoi genitori sono soli e tristi sul divano e lui immerso nel lavoro nello studio, con un pacco non aperto accanto.
Un'altra fumata e sparisce anche il secondo fantasma, di nuovo il profumo e poi lo scossone e davanti a lui ora si trova un essere incappucciato ci nero, che con la mano indica una direzione. Li il giovane vede i suoi amici, ormai anziani, festeggiare senza di lui il Natale.
Un'altra direzione viene indicata dall'essere e qui si trova lui, anziano, solo e non festeggia.
Un'altra fumata e sparisce anche il terzo fantasma, di nuovo il profumo, ma stavolta non funziona: il giovane si muove bruscamente e l'amico che lo doveva addormentare cade in avanti, e il leggero anestetico non sortisce il suo fine.
Il giovane capisce che è stato ingannato e si arrabbia con gli amici ed i genitori.
Tutto il lavoro fatto va perso!

La preparazione della festa procede nella casa del giovane con le ghirlande appese alle porte, nel salone il maestoso abete risplende di mille colori, accanto a esso il presepe e sotto l'albero pacchi colorati fanno bella mostra di sé.
La festa è pronta e i parenti sono stati tutti invitati, ma proprio pochi giorni prima di Natale il giovane parte per motivi di lavoro: deve fare un sopralluogo in una cittadina dove dovrà costruire un albergo.
Qui il Natale è ormai giunto in ogni angolo: abeti innevati e alberi ricoperti da una candida coperta di neve ornano le strade, luci colorate sembrano stelle cadute dal cielo per illuminare il Natale della cittadina, dalla chiesetta si odono canti natalizi intonati da bambini e nella piazza centrale del paese sotto un grande abete decorato, e sotto il vigile sguardo dell'angelo, posto sulla sua cima, si trova l'antico presepe tradizionale del paese: un quadro natalizio toccante.
La cosa però non tocca più di tanto il giovane, che intende solo fare il suo lavoro e si inoltra, per la strada ghiacciata, verso il sito dove sorgerà l'albergo. Giunto sul posto lo esamina e lo approva, si incammina per la stessa strada ma un piede slitta e lui, perdendo l'equilibrio, cade a terra, scivolando per la strada in discesa e va a sbattere.
Viene subito soccorso e condotto all'ambulatorio medico dove viene appurato che non ha nulla. Per sicurezza il dottore lo trattiene alcuni giorni ma c'è un problema: ha perso la memoria e con sé non ha documenti, inoltre nessuno in paese lo conosce.
Poiché sta bene non può occupare un letto in ospedale, così il dottore lo sistema presso una cara amica e sua figlia.
Le due donne accolgono volentieri il giovane e subito lo fanno sentire a casa sua. Lo coinvolgono nei preparativi per la festa con gli amici e negli acquisti dell'ultimo minuto.
La voglia di festa è palpabile e lo coinvolge completamente, e questo lo fa sentire strano: è come se qualcosa che non aveva mai provato prima gli riempisse il corpo e la mente; le luci colorate e i decori lo ipnotizzano e nella sua mente alcune immagini si fanno strada: vede un bimbo con dei balocchi vicino a un albero di Natale e vede delle sagome di un uomo e di una donna, ma non ne distingue il volto, sente delle risate di gioia e ode quelle sagome chiamarlo, ma quel nome sparisce subito dalla sua mente.
Di una cosa è sicuro: quel bimbo è lui e quelli sono i suoi genitori.
La vicinanza della ragazza lo riporta alla realtà: devono tornare a casa e prepararsi per la festa di quella sera. Tornare a casa, la cosa strana è che sente veramente quella casa come se fosse la sua, anche se in realtà non lo è.
La cena è un successo, e ora tutti insieme vanno alla piazza centrale ad ascoltare il coro di bimbi nell'attesa della mezzanotte.
I canti, l'abete, il presepe, la neve e un manto punteggiato di splendide stelle pregano di magia l'aria, magia dalla quale tutti i presenti si lasciano avvolgere, le voci è come se diventassero una sola, mentre tutti si prendono per mano, a suggellare lo spirito di bontà e amore proprio del Natale.
Scandita dai dodici rintocchi dell'antica torre dell'orologio del municipio e dall'apparire del suo angelo, come succede a ogni Natale, giunge la mezzanotte, e dal gruppo si stacca una bimba che, avvicinatasi alla mangiatoia, vi depone il Bambin Gesù, poi si riunisce al gruppo e il prete inizia la messa. Un segno di pace, di auguri e di saluto è il commiato della notte.
Tutti si ritirano nelle proprie case con un grande calore nel cuore.
Anche il giovane prova lo stesso calore: quella festa, i canti, lo stare insieme lo hanno coinvolto e avvolto completamente.
Quella notte si addormenta sereno nel letto e, nel sogno, ha nuovamente dei “flash back” della sua infanzia, ma anche del suo presente, e in questo presente rivede i suoi genitori preoccupati per il suo modo di essere, ed è triste. Ma vede anche un'altra cosa: il volto della figlia della padrona di casa che gli sorride mentre si tengono per mano alla festa, e alla mano sente il calore di quel contatto, che gli dà una piacevole sensazione di benessere.
L'ultima cosa, e la prima, che vede è proprio quel volto, che ora lo sta ridestando dal suo sogno.
Il giovane è soprappensiero, ha riacquistato la memoria ma sente che questo non lo rende completamente felice. Esce da solo, dirigendosi all'albergo alla periferia dove alloggia, si siede nella sua camera e telefona ai suoi genitori. La discussione è lunga e commovente. I genitori hanno ritrovato il figlio di una volta, amante della festa e della famiglia. Da ambo i lati del telefono si sentono singhiozzi interrotti da poche parole accompagnate da lunghi silenzi, interrotti dai saluti. Decide di tornare a casa, ma la felicità di rivedere i genitori è presto soppiantata da una strana e incomprensibile sensazione di tristezza, la stessa che lo accompagna fin dal risveglio. Esce dall'albergo e, senza rendersene conto, si ritrova davanti alla casa che lo aveva accolto in quei giorni, e nel giardino la figura della ragazza intenta a costruire un pupazzo di neve.
Quando questa si volta e, vedendolo, gli va incontro sorridendo per condurlo dentro casa, capisce cosa lo rende triste per il distacco da quella cittadina.

Il treno che lo avrebbe ricondotto a casa sarebbe partito solo dopo due giorni.
In quel luogo non ha solo ritrovato il Natale, ma da esso ha avuto il regalo più bello: si è innamorato e ora non vuole perdere l'amore.
Quei due giorni li passa con la ragazza e per lui sono i momenti più belli della sua vita: mano nella mano girano per il paese soffermandosi davanti all'albero e al presepe della piazza centrale, dove è avvenuto il primo determinante contatto, quello che ha aperto il suo cuore all'amore.
Quel giorno decide di far venire lì i suoi genitori, e concorda con il prete il matrimonio.
Nella chiesa ornata a festa con Stelle di Natale, agrifoglio e vischio, fa il suo ingresso la sposa nel suo abito candido come la neve e, tra la gioia degli astanti, i due giovani vengono uniti in matrimonio.
Davanti al portone decorato di foglie d'oro della chiesa, soffice e candida neve cade lieve sui due giovani sposi incorniciando il bacio che i due si scambiano come promessa del loro amore.

La rappresentazione finisce tra l'ovazione del pubblico, i cui applausi risuonano dentro e fuori il teatro per lunghi minuti, ripagando della fatica i giovani attori dilettanti, che dal palco ringraziano con sorrisi e inchini.

giovedì 24 dicembre 2009

Buone Feste

domenica 20 dicembre 2009

Tutto l'universo in soli 6 minuti

Grazie alla segnalazione di Paolo Attivissimo, ho scoperto un video affascinante.
Guardatelo anche voi, a pieno schermo e con le luci abbassate. E' davvero favoloso.

giovedì 19 novembre 2009

Un tranquillo weekend di terrore...

Classico periodo in cui non ho quasi niente da fare (a parte la spesa) e non ho nemmeno tanta voglia di uscire (freddo e brutto tempo), così accendo il computer e comincio a giocare, ma a differenza dei pivelli che giocano con Lara Croft e con Final Fantasy (tanto per citare alcuni dei videogiochi più datati, che ho avuto ancora occasione di vedere in un lontanissimo passato... quando anch'io ero un pivello...), io gioco con un vero videogame da brivido, una cosa che sovente lascia senza fiato e che, talvolta, al termine di una partita vi ha fatto dimagrire di almeno 5 kg... io gioco direttamente con gparted!!!

In previsione della futura installazione di una nuova distribuzione per affiancare Ubuntu, ho deciso di separare la home dai dati, per lasciare questi in comune con l'altra, quindi ho avviato da CD Live, aperto gparted e controllato la situazione del mio disco (59 GiB sfruttati all'inverosimile tra root, swap e home di ubuntu) e ho scoperto che potevo farlo: spostando qualcosa di qua e qualcosa di la, riuscivo a smistare le due partizioni, quindi procedo!
Siccome ho visto che due giorni prima (venerdì) si era aggiornato il backup settimanale della mia partizione dei dati (che attualmente coincide con la home), non mi preoccupo moltissimo: in caso di necessità, posso sempre reinstallare la distribuzione e tutti gli applicativi (con un banale e comodissimo comando da terminale), recuperare tutte le mie configurazioni e personalizzazioni dal disco esterno e ritrovarmi immediatamente dentro la mia Ubuntu.
Ma questo eccesso di fiducia implica, a volte, un difetto di attenzione!!!
Fatto sta, che al termine delle varie operazioni, quando mancava un attimo alla fine dei lunghissimi spostamenti di partizioni effettuati dal buon vecchio gparted, ecco che appare una cosa che nessun partizionatore folle vorrebbe mai vedere: un messaggio che dice: “Gparted non ha potuto fare le modifiche richieste, in quanto sono occorsi degli errori!” e continua con una serie di codici alfanumerici e di frasi anglofone, la cui traduzione letterale potrebbe anche essere “il tuo disco si è appena fottuto!”
Per chiudere la finestra del messaggio c'è solo il tasto OK, che premo e gparted ricomincia a spostare il cursore a destra e sinistra, come l'occhio dei Cyloni di Galactica o i LED di Supercar, per poi dirmi immediatamente che non ho più il disco!!!
...
Mapporcacciazozza! Che vuol dire che non ho più il disco? Che caxxo si è fumato gparted? E soprattutto, perché non ne ha offerto?
...
Provo a riavviare il computer ed effettivamente pure il BIOS mi comunica il triste responso.
Ricontrollo col CD Live, ma non vede nulla che somigli nemmeno lontanamente a un disco rigido, quindi non posso nemmeno procedere con la drastica formattazione/reinstallazione (se non mi vede il disco, dove cacchio lo installo?), per cui mi ritrovo davanti a due scelte:
  1. esco un attimo, prendo la macchina, filo da mediaworld o chi per esso e acquisto un computer nuovo;
  2. accendo finalmente il cervello e comincio a riflettere su cosa possa essere successo e come possa rimediare.
Il mio primo impulso si blocca immediatamente, non appena guardo l'ora e mi rendo conto che è difficile che mediaworld sia aperto (non tanto per l'orario, quanto per il fatto che il telefonino mi dice che è domenica...) e soprattutto non appena valuto il contenuto del mio portafogli, reduce da un esborso alimentare folle durante il giorno precedente (sabato) senza aver ancora visto alcun rinforzo proveniente dall'amministrazione della Grande Società.

A quel punto, entra in gioco, per forza di cose, il secondo impulso: che diavolo è successo? Si è incasinata la tabella delle partizioni, quindi il disco non viene più visto dal sistema. Come posso rimediare? Non ne ho la più pallida idea! Cosa posso fare? Avvio col Live CD e cerco soluzioni: il forum di Ubuntu è del tutto inutilizzabile (essendo coinvolto in manutenzioni straordinarie e comunque la funzione di ricerca non è disponibile), google mi da ben poche speranze, i vari blog che seguo evidentemente non si sono mai trovati in questa situazione malgrado i loro autori si definiscano smanettoni incalliti, e non so più dove sbattere il browser... finché mi accorgo che uno dei primissimi risultati che google continua a propinarmi riguarda una discussione sul forum di zeusnews, dove un utente si lamenta per la perdita della propria casa (/home) a seguito di un errore di formattazione mentre installava un'altra distribuzione (come dicevo, appare continuamente tra i primi risultati proposti da google, malgrado risalga solo alla sera prima...) e la leggo, per cercare di scoprire se tra le mille cazzate che spara continuamente, quel dannato vampiraccio abbia consigliato in quella discussione qualcosa che potrebbe servire anche a me in questo frangente, e mi accorgo che viene segnalato di tentare un recupero con testdisk, asserendo comunque che il vampiro non l'ha mai usato e quindi non ha idea di come funziona... e in quel momento mi rendo conto che, nella mia cassetta degli attrezzi software mille-usi, ho anche system-rescue-cd, che contiene tra l'altro pure testdisk.
Proviamo!
Chiudo la sessione live, inserisco il cd e riavvio... vado alla schermata grafica (fluxbox) e dal menù recupero testdisk, lo avvio e lo lascio lavorare...
Al termine, mi dimostra che il disco c'è ancora, quindi provo a fargli ripristinare la tabella delle partizioni.
Dopo una lunghissima scansione, mi appaiono una serie di messaggi abbastanza confortanti, al termine dei quali mi chiede se voglio sovrascrivere l'attuale tabella delle partizioni con quanto ha ritrovato, e io acconsento.
Riavvio quindi il computer, pronto per vedere se tutto è andato bene, e lo sconforto mi coglie subito: immediatamente dopo il BIOS, appare un messaggio che indica che non è stato trovato un disco di sistema avviabile!
Che vuol dire? Non ho nessun floppy dentro, e nemmeno nessun CD, quindi devi partire dal disco rigido! Che vuol dire che non è un disco di sistema avviabile?
Riavvio il computer (tanto non riesco a fare nient'altro) con un CTRL-ALT-CANC e premo velocemente tante volte di seguito il tasto CANC, finché mi accorgo che il comando è stato accettato, e riesco quindi a entrare nel BIOS (devo fare così, visto che il messaggio per accedere al BIOS appare per un tempo non superiore a 3 decimi di secondo). Qui dentro, controllo l'ordine di avvio e vedo che è sempre come avevo impostato io nei millenni passati, ma qualcosa non mi convince nella sigla del disco rigido, per cui vado a vedere più a fondo e... in effetti la sigla indicata non corrisponde a nulla, mentre quella del mio disco rigido è messa come seconda voce (e da dove è spuntata quella prima voce? ma soprattutto, chi diavolo l'ha impostata al primo posto? non è possibile che testdisk mi abbia creato un nuovo disco, quindi deve essere qualche conseguenza dell'incasinamento combinato da gparted: una partizione fantasma che appare come disco rigido, ma senza nulla all'interno... oppure qualcuno mi è entrato nel computer e mi ha scompaginato il BIOS, ma credo che le probabilità siano nettamente a favore della prima ipotesi...)
Provvedo quindi a eliminare drasticamente la voce incriminata, per poi spostare al primo posto il disco giusto.
Salvo le modifiche ed esco, riavviando il sistema.
Ecco quindi apparire infine la mia Ubuntu, perfetta come sempre, pronta a subire altri smanettamenti ai limiti dell'impossibile... giusto in tempo per accedere al suddetto forum e leggere le ultime indicazioni dell'utente rimasto senza casa...

sabato 31 ottobre 2009

Felice Halloween

martedì 27 ottobre 2009

Ottimizzazione delle risorse

E così, alla fine ci sono cascato!

Usando il computer anche per lavoro, devo sovente usare programmi creati esclusivamente per Windows, ma nel mio computer non c'è più traccia di Windows (quando ho cambiato la scheda madre e il processore che si erano bruciati, non sono più riuscito a reinstallare il sistema operativo di casa Microsoft, cosa che prima facevo a cadenza bisettimanale...), per cui mi viene incontro il famoso e prestigioso emulatore Wine.
La maggior parte dei programmi che utilizzo io funzionano bene anche sotto Wine, compreso il programma di calcoli Tysistem e un paio di programmi di CAD che ho scoperto nei miei continui viaggi nella rete (e che ho regolarmente acquistato già all'epoca che li utilizzavo sotto Windows), in particolare uno di questi programmi pare intenzionato ad emettere una versione per Linux, per cui ho aggiunto il sito ufficiale ai preferiti e inserito la sezione news nel mio lettore, per essere costantemente aggiornato e pronto all'acquisto (per il momento lo utilizzo in versione demo).

In pratica, il mio computer ha quindi una certa esigenza di caratteristiche hardware che esulano un pochetto dagli standard classici linuxiani, ma questo è niente: mi sono rivolto al mio tecnico di fiducia che mi ha riempito di paroloni iper-tecnologici e mi ha poi fatto un'offerta che non ho potuto accettare... per cui, al posto di ampliare la macchina, mi vedo costretto a ridurre i consumi.

E' noto che Ubuntu, da una versione all'altra, richiede sempre maggiori risorse hardware (anche se non siamo certo ai limiti assurdi di Windows), ma è sempre possibile far seguire al proprio computer una dieta ferrea (caxxo! La sto facendo io, la dieta, perché non deve farla anche lui?)

Ho cominciato semplicemente sostituendo il window manager (da metacity a openbox) e levando tutti gli effetti di compiz, per poi levare tutto quello che non utilizzo e tutti i servizi inutili all'avvio, quindi ho preso a sostituire molti pacchetti pesantucci con analoghi più leggeri, in pieno stile di ottimizzazione delle risorse, e infine sono arrivato alla decisione finale: il passaggio diretto a un ambiente grafico minimale... ho messo direttamente openbox da solo, non in sessione mista con gnome.

Avevo già, in precedenza, lavorato con un ambiente minimale (sul portatile avevo installato una versione minimale di Ubuntu con ambiente fluxbox) quindi sapevo cosa aspettarmi.
Il primo passo è stato quello di levare a nautilus la possibilità di gestire il desktop (aprendo gconf-editor e deselezionando l'apposita opzione nella sezione apps=>nautilus=>preferences=>show desktop), quindi è stato possibile usare il menù di openbox direttamente col tasto destro dentro gnome, verificando quali voci sono presenti e quali mancano.

Nella cartella nascosta .config/openbox è quindi possibile trovare un file menu.xml, che contiene tutte le voci del menù (editabile direttamente con l'editor di testo), dove possiamo inserire le singole voci che vogliamo per creare il nostro menù (se poi non vogliamo editare direttamente il file menu.xml, possiamo tranquillamente usare il programma obmenu, che fornisce una versione grafica per fare la stessa cosa).
Siccome la procedura può essere lunga e complessa, specie se abbiamo molte voci da inserire, è possibile far creare automaticamente un primo menù di openbox che riporti tutte le voci relative ai pacchetti installati nella nostra macchina. Basta semplicemente scaricare il programma menumaker, scompattarlo ed estrarre la cartella dentro la home, quindi accedervi con un terminale e digitare:
./mmaker -f OpenBox3

Questo comando creerà una prima bozza di menù simile al menù di gnome su una sola colonna.
In questo modo, avremmo un menù relativamente completo, semplicemente da riordinare, mediante una serie di taglia-incolla usando obmenu.

Avviata la cosa, ci renderemo conto anche di come sono impostati i comandi dei singoli menù, per cui sarà semplice crearne di nuovi, per esempio per lanciare le voci dei programmi gestiti mediante Wine.

Siamo a posto? No: dobbiamo ancora mettere i comandi relativamente a spegnimento e riavvio del sistema (per adesso abbiamo solo un exit e un reconfigure nell'ultima voce in basso, oltre alla situazione dei 4 desktop di default, ma exit serve solo a terminare la sessione grafica, reconfigure invece reimposta il menù secondo i cambiamenti che abbiamo apportato e salvato sul file obmenu), quindi procediamo anche con queste voci: nelle guide si legge che basta associare il comando
sudo reboot
e
sudo halt
alle voci e poi modificare il file etc/sudoers per evitare la richiesta della password, ma a me non ha funzionato, quindi ho bisogno di una soluzione alternativa: io ho mantenuto Gdm come gestore del display manager (presente la finestrella di gnome dove vengono richiesti username e password?) e quindi tanto vale sfruttare le proprietà intrinseche, gestendo lo spegnimento e il riavvio direttamente da Gdm.
Ecco quindi i comandi da inserire per permettere spegnimento e riavvio del sistema operativo (e non chiede nemmeno la password):
spegnimento:
gnome-power-cmd.sh shutdown

riavvio:
gnome-power-cmd.sh reboot

Fatto ciò, il nostro menù è pronto per fare ciò che vogliamo, apparendo ovunque vogliamo non appena clicchiamo col tasto destro in un punto vuoto dello schermo (senza nemmeno la necessità di avere un pannello cui associare il menù stesso, cosa che ho trovato estremamente limitante sia sotto gnome che sotto kde).

Voi direte che in un pannello si vede anche quali programmi sono aperti nella finestra corrente e ridotti a icona, ed è verissimo, ma openbox ha un'altra particolarità: sappiamo già che l'ultima voce del menù individua anche la situazione dei 4 desktop (compreso i programmi aperti in ciascuno e la possibilità di raggiungere ciascun programma con un banale click) ma cliccando in un punto vuoto dello schermo, stavolta con la rotella (intesa come terzo tasto), vedremo apparire una finestrella analoga ma maggiormente dettagliata sulla situazione dei 4 desktop, su quale stiamo operando, sui programmi aperti su ciascuno e la possibilità di raggiungerli cliccandoci sopra, per non parlare del tradizionale ALT-TAB, che sfoglia una a una le finestre aperte sul desktop attuale.

Possiamo anche dire che in un pannello c'è il vassoio delle icone, ma personalmente, sul mio desktop, l'unica icona della tray è quella di network manager, ma sono perfettamente in grado di capire da solo se ho connessione o meno (sia perché il baracchino di fastweb è a fianco del mio computer, quindi vedo benissimo tutti i giochi di luce, sia perché essendo praticamente sempre online mi accorgo subito se ho problemi di connessione).

Poi non dimentichiamoci che ho comunque il monitor di sistema costantemente visualizzato sotto forma del conky, con tutte le indicazioni necessarie, compresa la sezione relativa alla presenza della connessione.

Ho quindi eliminato qualsiasi forma di pannello (inizialmente avevo messo comunque un pannello semplicissimo e facile da configurare: pypanel, ma poi sono sorte tutte queste riflessioni e di conseguenza l'ho eliminato dall'autostart, anche se mi sono accorto adesso che non ho eliminato la voce di modifica della configurazione dal menù, poco male: ci vanno esattamente 3 secondi).

Sempre nella cartella nascosta .config/openbox, troviamo anche il file rc.xml, anch'esso modificabile direttamente tramite un editor di testo, dove possiamo tranquillamente settare tutte le caratteristiche di openbox stesso, per adeguarlo al meglio alle nostre esigenze.
Gran parte di queste caratteristiche si possono settare graficamente anche tramite il programma obconf, per esempio il tema, le caratteristiche del mouse, il posizionamento di una eventuale dockbar e tante altre cose, ma per quello che ho fatto io è stato meglio procedere direttamente in maniera testuale: ho configurato tutte le scorciatoie di tastiera che mi ero settato su Gnome, in particolare WIN-S per avviare il terminale, WIN-H per avviare il file-manager, WIN-T per thunderbird, WIN-F per firefox eccetera (ho lasciato invariate le scorciatoie per cambiare desktop e per spostare la finestra da un desktop all'altro, come anche la maggior parte di quelle di sistema, tipo ALT-TAB per sfogliare le finestre aperte, eccetera).

Ho quindi fatto un menù, personalizzandolo al massimo secondo le mie esigenze.
Ho deciso che il pannello non mi serve e lo ho eliminato.
Ho impostato tutte le configurazioni che mi servivano.

Adesso si tratta semplicemente di dire a openbox cosa deve caricare di preciso ogni volta che si avvia, e questo lo si fa semplicemente modificando un file chiamato autostart.sh, ma prima dobbiamo copiare la configurazione base nella nostra home, affinché openbox lo utilizzi secondo le nostre modifiche, quindi apriamo un terminale e digitiamo:
cp /etc/xdg/openbox/autostart.sh ~/.config/openbox/autostart.sh

A questo punto, possiamo modificare direttamente il file di autostart di openbox nella nostra home (sarà infatti questo il primo file cercato da openbox al momento dell'avvio). Basterà aggiungere in fondo al file un elenco analogo a questo:
#!/bin/sh
gnome-volume-manager &
gnome-power-manager &
nm-applet &
pypanel &
conky &

L'elenco altro non è che le applicazioni che openbox avvia in sequenza.
Ricordatevi di inserire le & al termine di ogni singolo comando.
Ovviamente adattate il tutto a quello che vi serve.

Una volta fatto questo, siamo a posto: openbox si avvierà caricando tutti i programmi che gli abbiamo indicato e sarà quindi pronto il nostro ambiente di lavoro ottimale.

Un'ultima cosa: ho anche sostituito nautilus con il più leggero thunar, leggero e scattante, ma sufficientemente completo da non far rimpiangere nautilus stesso.
...
Ecco qui la situazione attuale.
Schermata vuota (vero che avevo appena acceso il computer, ma faccio comunque notare il consumo irrisorio di RAM, incredibilmente basso rispetto al 20% di Gnome e al 16-17% della sessione mista):
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Schermata piena (piena per modo di dire: thunar per mostrare la mia home e xterm che mi ha appena avvisato che non ci sono aggiornamenti):
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E, infine, un paio di schermate per mostrare il menù di openbox e la finestrella che mi permette di controllare se ho dimenticato applicazioni aperte in qualcuno dei 4 desktop virtuali (non ho ancora capito se esiste un sistema per visualizzare tutte le finestre insieme, tipo l'effetto Expo a muraglia di Gnome ma va comunque benissimo così).
Ecco il menù personalizzato:
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Le prime voci sono i lanciatori automatici (xterm, thunar, gedit, gimp, inkscape, thunderbird, firefox, synaptic e xkill, da ieri sera è presente anche liferea, il mio lettore di news)
Subito dopo la sezione di configurazione (adesso non c'è più la voce riferita a pypanel), la sezione musicale (ho diverse playlist, e ho aggiunto le voci di comando di Vlc per avviare le singole playlist senza doverle caricare preventivamente), la sezione dei programmi che utilizzo per lavoro (aperta, quindi potete tranquillamente fare spionaggio industriale su come lavora un prestigioso studio tecnico impiantistico... :-P ) e, infine, le sezioni che raccolgono tutti i programmi, ricalcando la configurazione tipica del menù di Ubuntu, più la sezione relativa allo spegnimento e riconfigurazione del menù stesso, che comprende le voci Reconfigure, Exit, Spegni, Riavvia, oltre alla situazione dei 4 desktop, ma per quest'ultima preferisco utilizzare la seguente finestrella di controllo:
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Che ne dite? :-D